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Eventi nell'Evento 2014 | Mostra indoor "Identità Liquide"

Periodo: Dal 28 luglio al 28 agosto

A cura di:Emiliano Galigani e produzione

La mostra Identità Liquide ha esposto alcuni dei migliori artisti della paper art contemporanea, con circa 70 opere.

E' stata particolarmente apprezzata per il messaggio che riesce a trasmettere sul cambiamento della società; per la manifattura complessa delle opere e per l'elemento base che le compone: la carta.

Sede dell'intera esposizione, è stata la storica struttura retrostante la Basilica di San Frediano, il Real Collegio che ne ha esaltato l'estetica e l'unicità. Una mostra di artisti internazionali compresa e apprezzata da tutte le culture e da tutte le età. L'affascinante mondo della carta non smette ancora di stupire in un mondo in cui il digitale sembra farla da padrone.

 

  • Gianfranco Gentile

    Sito Web

    Sparsi sul territorio, ma spesso all'interno dei nostri centri urbani, sono adagiati grandi contenitori vuoti di cemento o si stagliano contro il cielo giganti di ferro dalle lunghe e possenti braccia immobili. Cimiteri di arti meccanici disarticolati, di organi una volta pulsanti di cui si perde traccia nella memoria. Erano attività vitale, ingegno umano e conoscenza trasmessi di padre in figlio, o in botteghe laboriose, orgoglio creativo e bellezza, una bellezza spesso fruita inconsapevolmente e sulla quale mi piace porre l'accento.

     

    Il cartone da imballaggio, materia industriale esso stesso, mediante la tecnica dell'asportazione della superficie non dipinta e la conseguente messa a nudo della struttura ondulata, diventa parte integrante ed espressiva dell'opera, si nobilita da mero supporto e assume inoltre una funzione di decontestualizzazione di ciò che è rappresentato sulla sua superficie, facendone icona; d'altra parte sottolinea, con la propria fragilità, la fragilità di tutta quella forza e possenza, monito e riflessione sulla caducità e l'arroganza di un pensiero che ha perso di vista lo scopo della creatività umana, che non è il profitto di pochi ma lo sviluppo armonico dell'intero pianeta.

    La rivisitazione e rivitalizzazione in chiave estetica di questi totem industriali o dei frammenti dei loro scheletri, articolazioni, cartilagini, è un invito (dell'artista) a ritrovare l'obiettivo primo del fare umano, la crescita del bene-essere di tutti, a ripensare l'idea di progresso, a dare un senso alle parole "sviluppo sostenibile" inventando una nuova bellezza al nostro fare, a ritrovare il senso di un futuro praticabile che non può prescindere dal rapporto tra l'uomo e la tecnica.

  • Li Hongjun

    Artista dai primi anni '90 ha creato molteplici installazioni esposte poi all'interno di mostre internazionali. Con il suo "Myself", "Expansion", "Drift Away" e le altre opere realizzate utilizzando sottili fogli di carta ruotati e altre tecniche che combinano metodi orientali e occidentali del taglio della carta, ha espresso la distorsione dei valori dell'uomo dopo l'incontro con la realtà della società moderna. E' stato definito dal vice presidente della CAFA (Central Academy of Fine Arts), Xu Bing, "l'artista simbolo della saggezza popolare cinese", attualmente è uno degli artisti più suggestivi della scultura in Cina.

    La realizzazione di questa opera si collega all'atto di disporre le carte da gioco a ventaglio. Infatti, al momento dell'installazione dell'opera, ogni foglio di carta viene fatto ruotare su un'asse. Ogni strato cambia la percezione che le persone hanno.

    Cosa siamo? Una o più identità? Cosa richiede a noi oggi la nostra società sempre più "liquida"? L'opera raffigura un volto umano, simbolo primo del nostro essere: un volto "dinamico", che non comunica stabilità ma apertura al cambiamento, apertura al molteplice, oppure disagio e incomprensione?

  • Nicola Tella

    Architetto romano, ha firmato scenografie per il cinema e la tv realizzando costruzioni nei teatri di Cinecittà e negli stabilimenti 'de Paolis' a Roma.

    I manoscritti antichi alla base della comunicazione, rappresentano l'oggetto eterno, incorruttibile, nonostante la materia fragile di cui sono fatti. Sono il simbolo di un sapere tradizionale tramandato di generazione in generazione che viene riutilizzato per essere sempre qualcosa di nuovo da cui ripartire. L'indole dell'artista si mescola a quella dell'architetto che vuole annotare le strutture del mondo in una sorta di archivio personale. Ma non sono le architetture a catturare l'attenzione di Nicola Tella, bensì gli elementi della natura che sembrano prendere forma concreta dallo sgretolamento della pagina, come se venissero fuori da antichi manoscritti di scienze naturali.

    Le sculture acquisiscono nuove sembianze ad ogni sguardo: simili ad esplosioni o a favolosi funghi, ad arnie di api, o a curiosi labirinti, sono dotate di potenza visionaria e plastica che ci fanno avere contatto con la sensazione dell'incalzante fluire del tempo. Niente sembra sereno nel suo osservare, ma tutto è sconvolgimento continuo che lo porta a scolpire, paradossalmente, la carta. E ancora la visione dell'architetto si mescola a quella dell'artista quando vuol piegare a nuove leggi questo materiale fragile, leggero, trasparente, rendendolo simile al più resistente dei materiali. La carta diventa la costruzione di uno spazio-sognante, ma vitale di cui si contano gli anni solo attraverso le stratificazioni, una forma mutante che si intreccia con il presente. 

    I documenti utilizzati fanno parte di una collezione donata dal conte Horst Hokkemback al Museo Civico di Kosterburg dove sono tutt'oggi custoditi. Nel 1675 i manoscritti sono stati ritrovati in una antica camera ipogea realizzata nel medioevo sotto il letto di un piccolo fiume. La camera, sotterranea e segreta, aveva perfettamente conservato i manoscritti (98 tomi cartacei).

  • Paola Bazz

    "Sono sempre stata affascinata dalla carta stampata e dal suo potere comunicativo. Dalla possibilità di interpretare, in modo nuovo, questo materiale dandogli una nuova forma, recuperandolo e trasformandolo in nuove opere con proprie caratteristiche stilistiche.

    La carta stampata non rappresenta unicamente una fonte di dati e di notizie, ma si delinea come una vera e propria metafora della vita di tutti i giorni, di tutte le contraddizioni della nostra società e del caos delle nostre vite frenetiche. Viviamo in mondo, dove il sovraccarico d'informazioni si traduce nella nostra incapacità di mantenere la concentrazione nello stesso argomento per molto tempo. Questa mancanza di concentrazione, influendo sulla qualità con cui acquisiamo le notizie, che diventano così frammentarie e superficiali, ha come risultato finale una "noninformazione". Allo stesso modo, questo eccesso di dati distorce qualsiasi cosa e, la rapida successione di testi, volti, colori, figure umane e oggetti a cui siamo continuamente sottoposti, trasforma il modo in cui leggiamo le immagini.

    In un mondo dove tutto è in uno stato di permanente cambiamento, le immagini che vengono generate nei miei collage 3D sono leggibili o molto distorte, a seconda dei punti di vista. Uno sguardo ravvicinato rivela migliaia di frammenti, di parole, di volti e di colori che danno vita a una complessa immagine astratta; ma variando il nostro punto di osservazione, si formano nuove, differenti e più semplici immagini. Tutto è relativo, tutto scorre in rapida successione, tutto si trasforma."

  • Richard Sweeney

    Attraverso un processo di disegno, il rintracciamento, il taglio e piegatura, Sweeney è in grado di realizzare forme scultoree incredibilmente complesse. L'artista inizia con semplici e metodiche manipolazioni geometriche che alla fine si traducono in una serie complessa di forme poliedriche astratte. Attraverso la combinazione di geometrie ripetitive, linee curve, e la modularità, Sweeney spinge la carta nella dimensione quasi-architettonica, trovando che la carta, pur piatta ed essenzialmente limitata ad un piano bidimensionale, possa essere articolata in una miriade di forme e funzioni. Per queste istallazioni Sweeney utilizza mezzi digitali, manipolazioni fisiche deliberati, per arrivare a forme tridimensionali complesse e formalmente convincenti.

  • Sabina Feroci

    "Con la carta l'artista ha instaurato, nel corso degli anni, un rapporto d'intesa profonda. Dalle illustrazioni, alle prime esperienze con il Teatro di Figura. Un'anima di ferro sostiene le opere, la cui muscolatura è data dalla carta di giornale; una pasta di legno le avvolge del candore di una pelle levigata dall'azione dell'artista. Sono personaggi nati dall'osservazione della realtà rielaborata e restituita dalle mani dell'artista. Coscienti dell'isolamento che ne determina le esistenze, i personaggi di Sabina si affacciano, ciascuno forte del proprio carattere, in un mondo più grande di loro e, con autoironia, lo affrontano." Federica Soldati

  • Vally Nomidou

    La parte centrale della sua opera è il lavoro della costruzione della pasta di carta. Le sue opere a grandezza naturale rappresentano le problematiche in merito al genere e all'identità. L'impalcatura interna di ogni figura consiste in un telaio di cartone costruito all'interno di una griglia. In alcuni casi questa struttura interna è stata resa visibile attraverso alcune aperture e fori che la lasciano emergere anche sopra gli strati di "pelle". Questi lembi della griglia, fuoriuscendo creano forme autonome. La materia che emerge costituisce una duplice interpretazione dell'interno e dell'esterno. Quindi in qualche modo, questi soggetti femminili si trovano in equilibrio fra la morbidezza e il palese, tra dolore e serenità. I soggetti da lei ritratti vengono attentamente studiati attraverso una documentazione fotografica e successivamente attraverso lo studio di calchi in gesso.

  • Valerie Buess

    Valerie Buess sperimenta con la carta da circa vent'anni. La carta viene torta, piegata, tagliata, lavorata e talvolta colorata, fino a dare vita a meravigliose sculture dalle sembianze simili a quelle di creature organiche fantastiche che sembrano essere ispirate da creature marine subacquee. La sua produzione si divide fra opere dalle sembianze spiaccatamente astratte, e altre che conservano il ricordo di cosa sono state prima di essere lavorate ed elaborate.

    Erba, ricci di mare, barriere coralline, alghe, prendono corpo da romanzi riciclati e vecchi libri che raccontano storie sui misteri del mare profondo.

  • Jorge Faundez Cornejo

    Nella sua veste di immigrato sudamericano in Spagna ha esteso la sua ricerca artistica attraverso personaggi protagonisti di una crisi di valori ed economica che immerge il mondo portandolo a conseguenze estreme, utilizzando la strada come l'unico scenario in cui si mescolano le identità. Un paesaggio che aliena e si nega, lasciando il passo a identità che si sforzano di sopravvivere. Jorge Faundez Cornejo lavora usando la fragilità come elemento costitutivo di ogni suo lavoro. Nel suo lavoro si relaziona principalmente con materiali di scarto, cercando fortemente di sviluppare una estetica priva di mezzi.

Ultima modifica ilGiovedì, 09 Ottobre 2014 15:52
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